Spanish English French German Italian Portuguese Russian
Compartir esto...

Mercato, Stato e Solidarietà Civile

 

Traduzione della relazione presentata nel Workshop "Mercado, estado y sociedad civil", organizzato dalla Pontificia Academia de Ciencias Sociales del Vaticano e ODUCAL, 19, 20 e 21 di ottobre 2017.

 

Mercato, Stato e Solidarietà Civile.[1]

 

Luis Razeto Migliaro

 

1...Penso che stiamo transitando verso una Nuova Civiltà. Ciò che rende possibile questo passaggio é Internet e le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione, che stanno trasformando i modi di comunicare e relazionarsi, di imparare e di conoscere, di comportarsi e di agire, investendo fortemente l’educazione e i mass-media, il lavoro e la produzione, il commercio, i servizi e le finanze, la cultura e la politica, e che stanno espandendo in una grande parte della popolazione la creatività, la autonomia e la solidarietà. Ma Internet e le TICs non sono la nuova civiltà; esse facilitano la sua creazione e permettono di iniziare il passaggio ad essa, però i contenuti che avrà questa Nuova Civiltà non li conosciamo ancora, non sono predeterminati, e dipendono di noi stessi, e anche della chiesa. E soprattutto da coloro che si pongano come progetto cosciente il transitare ad una Nuova Civiltà, e dalla chiarezza e decisione con cui lo facciano.

 

Per partecipare ed influire sul come sarà, assumendo la NC come progetto, é importante avere la necessaria chiarezza concettuale. Per assumerla come progetto bisogna avere la capacità di pensare ad essa, di concepirla, di progettarla. E ciò richiede un insieme di concetti. Al riguardo, il tema dei rapporti fra il mercato, lo stato e la società civile é essenziale. Questi tre concetti li prendiamo dalla vecchia civiltà moderna; ma dobbiamo riformularli, poiché sono segnati dalle caratteristiche di quella civiltà. In questo lavoro sosterrò che per superare quella civiltà bisogna riformulare questi concetti.

 

2…La questione delle dimensioni del mercato, dello stato e della solidarietà civile, e delle loro proporzioni e rapporti reciproci, è stata al centro dei dibattiti e dei conflitti ideologici, economici e politici nel corso di tutta la civiltà moderna, e continuerà ad esserlo durante il processo, già iniziato, di transizione verso una nuova civiltà. Per ciò richiede di essere compresa nella prospettiva dei tempi lunghi e della società umana globale.

Nella civiltà moderna – in modo predominante ma non totalmente – il mercato assume la forma capitalista, la regolazione e pianificazione istituzionale adotta la forma statista, e la solidarietà civile la forma della beneficenza e della filantropia. Inquadrato teoricamente e praticamente in questa civiltà, tanto il liberalismo quanto il socialismo identificano il mercato con il capitalismo, la regolazione istituzionale con lo stato, e la solidarietà civile con l’altruismo e la beneficenza. Così, la questione è stata pensata dentro limiti teorici che ne rendono difficile una più ampia e profonda comprensione, e impediscono di immaginare e progettare alternative all’esistente.

In questi termini e nel quadro della civiltà moderna, che è capitalista e statista insieme, non è possibile trovare una risposta nuova – e una soluzione effettiva – ai problemi che genera la lotta tra il capitalismo e lo statismo, tra il liberalismo e il socialismo. Dal momento in cui si identifica il mercato con il capitalismo, e la regolazione istituzionale con lo statismo, il meglio a cui si può giungere è concepire soluzioni miste, risposte intermedie. Poiché, ovviamente, sia il mercato che la regolazione istituzionale sono necessarie e insostituibili. Ma se lo si identifica con il capitalismo e lo statismo, ciò che si suppone come necessario e insostituibile sono il capitalismo e lo statismo.

In questo contesto, il conflitto tra coloro che vogliono più mercato (più capitalismo) e coloro che aspirano a più stato (più statismo) diventa permanente, irresolubile, senza che si trovi un equilibrio appropriato perché ciascuna di queste due tendenze contrapposte, credendo di essere necessarie e insostituibili, cercano di espandere i propri ambiti, facendo in modo che le società oscillino tra i due estremi. Conseguenza logica di tale contrapposizione è la progressiva riduzione ed emarginazione degli spazi della solidarietà civile, che sono giunti alla propria minimizzazione, senza che gli attori di questa trovino adeguata presenza e visibilità.

Ora, pensando in prospettiva storica, guardando verso il passato che ci insegna che sono esistite forme di mercato diverse dal capitalismo, forme di regolazione istituzionali che non sono statiste, e forme di solidarietà civile che non sono quelle filantropiche e di beneficenza; e guardando verso il futuro riguardo al quale possiamo dunque pensare a nuove e migliori forme del mercato, della regolazione istituzionale e della solidarietà civile, incontreremo risposte nuove alla questione delle proporzioni e relazioni che articolino nel modo migliore questi tre ‘settori’ dell’economia.

Ciò presuppone riformulare i concetti di mercato, di regolazione e pianificazione istituzionale, e di solidarietà civile, e comprendere che non si deve confondere il mercato con il capitalismo, l’attività istituzionale con lo stato, e la solidarietà civile con l’altruismo e la beneficenza.

 

3…Cos’è il mercato? Il mercato lo costituisce lo scambio di beni e servizi tra le persone, le imprese e le organizzazioni. Relazioni di scambio che sono esistite da sempre, essendo il mercato che risulta da esse la principale espressione del carattere sociale dell’essere umano. Infatti, esiste il mercato perché non siamo – ciascuno, ogni famiglia, ogni comunità e neppure ogni paese – autosufficienti. Esiste il mercato perché noi abbiamo necessità gli uni degli altri, e perché lavoriamo gli uni per gli altri. Poiché abbiamo bisogno gli uni degli altri, scambiamo ciò che abbiamo e che produciamo, per soddisfare le necessità nostre e degli altri. Nel mercato ci muove in primo luogo la necessità e l’impulso di sopravvivenza; in secondo luogo, la necessità di cooperare reciprocamente; e solo in terzo luogo, il desiderio e l’impulso di competere. Così è nato il mercato quasi agli inizi della storia, e ancora così continua ad esistere.

Certo, nel corso della storia il mercato ha assunto diverse forme, ed è stato più o meno cooperativo, competitivo e conflittuale. Più o meno egualitario ed equo, più o meno concentrato e diseguale, più o meno integratore o escludente, più o meno giusto o ingiusto. Ma sempre, anche nelle sue forme più inique, il mercato è necessario, perché senza di esso la specie umana non sopravvive.

Conseguenza di quanto detto è che nessuno può porsi razionalmente contro il mercato; ma possiamo lottare affinché il mercato sia più equo, meno concentrato, più democratico e giusto.

Occorre avvertire che la forma moderna del mercato, la sua organizzazione capitalista, non è la peggior forma di mercato che sia esistita o che può esistere. Questa ha qualità e difetti. Si tratta forse della migliore organizzazione del mercato che sia esistita a livello globale, mondiale; ma ci sono state nella storia forme del mercato molto migliori, più giuste, più integrative e democratiche, su scala locale, in comunità e spazi particolari della vita sociale. Questo ci porta a pensare che è possibile trasformare il mercato e perfezionarlo anche al livello globale, facendolo più democratico e meno concentrato, più integrativo e meno escludente, più cooperativo e meno competitivo, più solidale e meno conflittuale. È possibile concepire, progettare e organizzare un mercato non-capitalista, post-capitalista.

 

4…Qualcosa di simile possiamo dire sulla regolazione e pianificazione istituzionale, che si costituiscono mediante i contributiche i membri della società realizzano in funzione delle necessità collettive, e delle allocazioni gerarchicamente distribuite per soddisfare questi bisogni.

La regolazione e pianificazione istituzionale, come il mercato, non è un fenomeno moderno, perché è sempre esistita, in quanto è una necessità, una espressione eminente della natura sociale dell’essere umano. Esiste regolazione e pianificazione perché è necessario che contribuiamo e che ci diamo un ordinamento istituzionale affinché possano essere soddisfatti i bisogni comuni a tutti e alla società nel suo insieme. In questo senso, nessuno può ragionevolmente porsi contro la regolazione e pianificazione istituzionale.

Nel campo economico l’azione delle istituzioni si basa principalmente nei trasferimenti e tassazioni che le persone, le organizzazioni e le imprese danno a un ente raccoglitore centrale, e nelle allocazioni gerarchiche e pianificate che l’organismo centrale compie per adempiere le diverse necessità e aspirazioni sociali delle quali si fa carico.

La forma statale-nazionale della regolazione e pianificazione istituzionale non è la peggiore né la migliore che sia esistita nella storia. Presenta qualità e difetti. Tra le sue qualità si conta l’aver offerto certi livelli di benessere economico a settori importanti della società, che non sono ben inseriti nel mercato capitalista. Tra i suoi difetti occorre menzionare la concentrazione del potere in una classe politica e burocratica di alto costo e bassa efficienza; la scarsa partecipazione della popolazione alle decisioni che riguardano tutti; la formazione di gruppi corporativi che impongono i propri interessi mediante la pressione e il ricatto sociale; la conflittualità tra gli stati, che ha dato luogo a guerre sanguinose e ad un ‘ordine internazionale’ che si regge soltanto su un precario equilibrio tra forze militari in costante crescita.

Sono esistite storicamente e si stanno attualmente sperimentando, forme di regolazione e pianificazione istituzionali non statali, ma generate da istanze territoriali locali, comunitarie e comunali. È possibile concepire, progettare e organizzare un ordine istituzionale costruito dal basso verso l’alto, conforme al principio che tutto ciò che può essere realizzato da entità piccole e più vicine alle persone e alle famiglie, deve essere lascito nelle mani di queste entità minori; e che attraverso i gradini ascendenti di sussidiarietà, si organizzino le istanze istituzionali che si facciano carico di ciò che le entità inferiori non possano compiere da se stesse. Questo darebbe luogo a una regolazione e pianificazione istituzionale non-statista, post-statista, che produce livelli molto superiori di benessere, di integrazione sociale, di partecipazione politica ed empowerment comunitario.

 

5…Giungiamo così al terzo termine dell’equazione, che chiamiamo solidarietà civile (o economia solidale). Al riguardo, così come è sbagliato identificare il mercato con il capitalismo e la regolazione istituzionale con lo stato, lo è identificare la solidarietà civile con le donazioni e la gratuità, la beneficenza e la filantropia.

Le persone e le entità che fanno donazioni operando senza fini di lucro, che offrono gratuitamente beni e servizi a persone e gruppi che subiscono povertà, malattie, ignoranza e altre limitazioni e difficoltà, costituisco senza dubbio forme di solidarietà sociale. Ma costituiscono soltanto una delle espressioni di questa, e riguardo loro occorre riconoscere che, al pari del capitalismo e della regolazione statale, presentano qualità e difetti, valori e limitazioni.

Noi persone manifestiamo la nostra generosità e il nostro effettivo impegno con persone, organizzazioni, processi e dinamiche sociali, realizzando donazioni, ossia, dando denaro, risorse, lavori e conoscenze, in modo gratuito, senza riscuotere né aspettare da loro retribuzione o ricompensa. Un indicatore effettivo del nostro livello di generosità e impegno, è la percentuale dei nostri redditi, risorse e tempi di lavoro efficace, che regaliamo a quelle persone o cause che diciamo di sostenere col nostro appoggio e valorazione. Se non offriamo niente gratuitamente, le nostre dichiarazioni di amore e impegno sono ‘soltanto parole’, come si dice.

La gratuità e le donazioni sono molto importanti, e si può facilmente dimostrare che le più grandi opere di progresso dell’umanità, e molto significative creazioni e trasformazioni positive che sperimenta la società, sono il risultato della generosa azione di persone, organizzazioni e gruppi che hanno contribuito gratuitamente con denaro, risorse, lavori e conoscenze affinché quelle opere, creazioni e processi si potessero realizzare.

Però occorre fare un chiarimento importante, perché attualmente si parla di gratuità per riferirsi a tutto ciò che, senza pagare, ricevono le persone dallo stato, in salute, educazione, pensioni e altri servizi. In questo senso, donazione sarebbe ciò che si riceve senza che si paghi per questo alcun corrispettivo. Ma da dove derivano le risorse con cui lo stato distribuisce questi benefici alle persone che ne bisognano? In gran parte li ottiene da trasferimenti che le persone e le imprese fanno pagando imposte, tasse e multe, per le quali questi contribuenti non ricevono una retribuzione. Orbene, se per gratuità intendessimo tutto ciò che è trasferito e ricevuto da un soggetto economico senza che questo effettui un pagamento equivalente al suo valore, si potrebbe credere che lo stato è il gran ricettore e il gran datore di donazioni; ma così non è. In realtà, esatto è dire che lo stato è una specie di intermediario tra le risorse che impone gli siano trasferite dalle persone e le imprese, e le allocazioni e sussidi che trasferisce ad altri membri della società. Ma ciò non è né gratuità né donazione, né da parte di coloro che pagano tasse e contributi, né da parte di coloro che ricevono sussidi e benefici.

Questo falso concetto di gratuità è stato diffuso dalla classe politica e burocratica dello stato, perché le conviene e le piace far credere che sono loro che danno con generosità quando assegnanorisorse per risolvere problemi di settori della popolazione. Ma in verità, non c’è particolare generosità in coloro che fanno questo, che non è di più del compiere i propri doveri, per i quali sono debitamente remunerati. Succede piuttosto il contrario, che i politici vedano incrementarsi, e lo cercano coscientemente, nel realizzare queste allocazioni e sussidi, poiché gran parte della popolazione elegge come propri rappresentanti coloro che le offrono più cose gratuitamente, e che impongano le più elevate tasse e imposte ad altri.

Per evitare confusioni come queste occorre distinguere tra ciò che sono le donazioni che si fanno in maniera volontaria tra persone, imprese e organizzazioni private, e i circuiti di ‘tassazione e allocazione’, che correispondono all’ambito della regolazione statale.

Occorre anche distinguere, nelle attività che realizzano le fondazioni, corporazioni y ONG che operano ‘senza fini di lucro’, ciò che costituisce donazione effettiva da ciò che è soltanto l’attività professionale remunerata dei suoi funzionari. I veri donatori sono, in queste organizzazioni, quelli che danno i contributi e non le istituzioni che si limitano a trasferirli ai beneficiari mediante attività professionali remunerate.

Otra precisión que hacer es que donaciones las hay de diferentes tipos, y se realizan por distintas motivaciones. Se puede donar, por ejemplo, para obtener reconocimiento social, o la fidelidad e incluso la sumisión del beneficiado. Pero aquí me referiré solamente a la gratuidad como acción benevolente y generosa.

Un’altra precisazione che bisogna fare è che donazioni ci sono di diversi tipi, e si realizzano con distinte motivazioni. Si può donare, per esempio, per ricavare riconoscimento sociale, o la fedeltà e persino la sottomissione del beneficiato. Ma qui mi riferirò soltanto alla gratuità come azione benevolente e generosa.

 

6…Cos’è donare? Donare non è regalare qualsiasi cosa, bensì qualcosa che abbia un valore tanto per il donatore quanto per i beneficiari. Possiamo donare denaro, oggetti, lavoro e conoscenze, che abbiano un valore reale e autentico. Il valore di ciò che doniamo dipenderà dalla utilità delle cose che regaliamo, dalla produttività del nostro lavoro, dalla qualità delle conoscenze che offriamo, e della quantità e valore del denaro che diamo.

Ma è importante comprendere che il valore di ciò che doniamo non lo stabilisce il donatore, bensì il ricevente o beneficiario della donazione, che è quello al quale la donazione potrà essere più o meno utile. Questa è una differenza importante rispetto al valore che tengono queste stesse cose, lavoro, conoscenze e denaro nel mercato, dove il ‘valore di scambio’ è il prezzo sul quale il venditore e il compratore decidono di fare la compravendita.

Nel caso delle donazioni, è abbastanza probabile e comune, che il valore che i donatori attribuiscono a ciò che regalano, sia molto diverso dal valore che gli attribuiscono coloro che lo ricevono. E non si tratta di una relazione simmetrica, perché normalmente nelle donazioni, donatore è colui che possiede di più, e ricevente o beneficiario colui che possiede di meno. Per ciò, nel caso di una donazione di denaro, è probabile che il ricevente, essendo povero, gli attribuisca più valore che il donatore, perché questo denaro gli servirà per acquisire beni che considera di alto valore in quanto li userà per soddisfare bisogni fondamentali. Però, al contrario, nella donazione di conoscenze, il ricevente, se è più ignorante del donatore, probabilmente attribuirà meno valore alla conoscenza che riceve, del valore che le assegna il donatore, perché mentre questo sa bene quanto vale la conoscenza, il ricevente lo comprenderà solo parzialmente e persino non saprà bene come applicarlo. Inoltre, la ricezione delle conoscenze implica da parte del ricevente uno sforzo di apprendimento, che non sempre è disposto a realizzare. È per questo che persone molto sagge che passano la propria vita regalando conoscenze preziose, di solito trovano scarsa riconoscenza, mentre persone che soltanto regalano una piccola parte del proprio denaro, sono considerate grandi benefattori e filantropi.

Per ciò è importante affrontare un’altra domanda: a chi donare? Una prima risposta ovvia è che bisogna fare donazioni soltanto a coloro che ne abbiano bisogno  e che siano disposti a riceverla. Però non è così semplice scegliere bene a chi donare, che meritino le nostre donazioni e che le utilizzeranno convenientemente. Questo, per molte ragioni.

Spesso coloro che hanno bisogno e farebbero un molto buon uso di donazioni che ricevano, non le chiedono. E non sempre coloro che chiedono donazioni sono quelli che più ne abbisognano. E molte volte i riceventi non fanno con ciò che ricevono ciò per cui lo hanno chiesto.

Succede che molti mendicanti di donazioni si specializzano nel conoscere quali siano le motivazioni dei loro potenziali donatori, con il proposito di formulare le proprie richieste non secondo le proprie necessità e progetti, bensì in funzione del motivare e incentivare la donazione. Il mondo delle donazioni è, nei fatti, pieno di inganni e menzogne. E sebbene il fare donazioni sia considerato espressione di generosità, tanto da coloro che le fanno quanto da coloro che ne vengono a conoscenza, troppo spesso le donazioni risultano nocive e dannose, perché nei fatti promuovono attività inappropriate, favoriscono coloro che non si dovrebbero favorire, generano dipendenze, fomentano l’inganno e l’inefficienza. Per ciò, se siamo persone generose, impiegheremo tempo e riflessione nel selezionare bene coloro ai quali destineremo le nostre donazioni, coloro che beneficeranno dei nostri doni.

Questo ci conduce a una terza domanda: Quanto donare? Riguardo a ciò, sembrerebbe che sia conveniente donare quanto più si può, sia perché ciò implica maggiore generosità del donatore, e maggiori benefici per i riceventi. Ma le cose non sono così semplici.

Se, come ho detto all’inizio, il valore delle donazioni lo stabilisce il ricevente e non il donatore, è importante che questo – il donatore – conosca il valore che attribuirà il beneficiario a ciò che gli viene regalato, e ciò che realmente farà con esso. Un primo aspetto da considerare è che se il ricevente riceve, per esempio, più denaro di quanto gli sia strettamente necessario per ciò che gli bisogna fare, egli si ‘rilassi’, e invece di applicare le proprie capacità e risorse a ciò che desidera o necessita, si risparmi lo sforzo, col risultato che perderà la propria energia, si svilupperà meno di quanto possa, e persino può cadere nella dipendenza dal donatore. Ciò accade anche con la donazione di lavoro. Se il donatore realizza tutto il lavoro, o gran parte di esso, senza esigere che il beneficiario faccia la sua parte, questo perderà l’opportunità di svilupparsi.

Nella donazione di conoscenze succede anche qualcosa di particolare. Come ho segnalato all’inizio, la conoscenza non si può ricevere senza realizzare uno sforzo di apprendimento. Il trasferimento gratuito di conoscenze richiede la partecipazione attivasia del donatore che del ricevente. Molte persone non sono consapevoli di ciò. Un esempio del deprezzamento delle donazioni e della gratuità quando sono abbondanti, lo troviamo nei libri e corsi disponibili su internet da ‘scaricare’. Molti sono coloro che ‘scaricano’, pochi coloro che leggono e studiano. E questo genera un problema, poiché sappiamo che ciò che abbonda e che facilmente si ottiene, è poco apprezzato. Cosi, quando un autore colloca le sue opere a libera disposizione su internet, deve essere consapevole del fatto che rischia che i suoi lavori siano scarsamente apprezzati. Nonostante ciò, probabilmente il massimo beneficio sociale si raggiunge attraverso la libera circolazione delle conoscenze, sperando che giungano a coloro che sappiano fare un buon uso di essi.

Orbene, le donazioni, la beneficenza e la filantropia sono solamente una delle forme della solidarietà sociale e della economia solidale. È quella che chiamiamo ‘economia di donazioni’. Ma l’economia solidale è costituita anche da quelle attività e organizzazioni che procedono in base a relazioni di reciprocità, di commensalità, di cooperazione. Si configurano, così, come parte della solidarietà civile, la ’economia di reciprocità’, la ‘economia di comunità’, la ‘economia delle reti’, la ‘economia di cooperazione e di mutualismo’.

Espressione di solidarietà civile sono, tra altre, il cooperativismo, il commercio equo, il consumo responsabile, le finanze etiche, le reti informatiche, le applicazioni che facilitano la coordinazione orizzontale delle decisioni, e molte altre forme di solidarietà attiva che si stanno sperimentando in tutto il mondo.

 

7…Realizzate queste precisazioni concettuali sul mercato, la regolazione istituzionale e la solidarietà civile, siamo in condizioni di concepire nuove risposte alla domanda sulle proporzioni con le quali i tre ‘settori’ possono svilupparsi e combinarsi per offrire insieme il maggiore e migliore beneficio umano e sociale.

Dal momento in cui comprendiamo che ogni ‘settore’ può essere costituito in modi più o meno integratori e includenti, più o meno concentrati o decentrati, più o meno oligarchici o democratici, più o meno giusti o ingiusti, ci rendiamo conto che sono possibili diverse combinazioni ottime tra di loro. Detto sinteticamente: Non esiste una dimensione ottima per ogni settore, ma essa dipende dal suo grado di perfezione interna.

Quanto più coerente, integratore e genuinamente solidale sia il settore della solidarietà civile, più rilevante potrà essere il suo contributo, e meno necessari saranno il mercato e la regolazione istituzionale. Quanto più il mercato sia democratico e includente, più ampio potrà essere il suo spazio e le sue dimensioni relative, diventando meno importante la regolazione istituzionale. Quanto più democratica e decentrata sia la regolazione istituzionale, più ampia potrà essere la sua presenza e il suo contributo al bene comune.

Stando così le cose, più che occuparsi nell’organizzare qualche determinata struttura che armonizzi e combini i tre ‘settori’, ciò che bisogna fare è cercare il perfezionamento di ciascuno di loro. Fare che la solidarietà civile sia più genuinamente solidale e integratrice; che il mercato sia più democratico; che la regolazione istituzionale sia più decentrata: sono le sfide e i compiti per promuovere la migliore economia ed il bene comune. E ogni ‘settore’ troverà in se stesso le sue dimensioni relative ottime, osservando i propri criteri di efficienza e perfezionamento interno, in conformità alle proprie razionalità.

 

8... Concludendo. La questione di fondo che ci interessa e che é alla base del tema dei rapporti fra mercato, stato e solidarietà civile é: come costruiamo la società? come la trasformiamo e perfezioniamo? E come diamo inizio alla creazione di una nuova civiltà?

Mediante le attività e relazioni di scambio, nelle quali partecipiamo tutti con qualche piccolo grado di influenza, costruiamo il mercato: la società come mercato. Mediante le tassazioni e allocazioni gerarchiche, che sono stabilite dal potere ed alle quali come cittadini ci subordiniamo, con qualche maggiore o minore livello di partecipazione attiva, costruiamo l’ordine istituzionale: la società come organizzazione politica. E mediante le relazioni di donazione, reciprocità, commensalità e cooperazione, costruiamo la solidarietà civile, che é costitutiva della società come comunità o comunità delle comunità.

Trasformare il mercato facendolo più democratico, equo e giusto; creare un ordine istituzionale piú rappresentativo, partecipativo e libero; e sviluppare una solidarietà civile più estesa, diversificata ed integrata, costituiscono i processi principali della creazione e transizione ad una nuova civiltà. Per essere protagonisti più attivi e incisivi su tali processi, abbisogniamo sviluppare nostra creatività, autonomia e solidarietà, e darci una nuova struttura della conoscenza; cioè, una nuova epistemologia e concezione del mondo, e nuove scienze della economia, della storia e della politica, della educazione e delle scienze, che siano comprensive della complessità del reale e delle potenzialità degli essere umani.

 

 

 




[1] Adopero qui l’espressione ‘solidarietà civile’ e non ‘società civile’ poiché il concetto di ‘società civile’ messo in rapporto con i concetti di mercato e stato si presta a confusione. Da un lato la distinzione abituale che si fa è fra ‘società civile’ e ‘società politica’, di modo che la società civile include il mercato, mentre la società politica include lo stato. D’altro lato, se ciò che si vuole comprendere è la relazione e l’articolazione fra i ‘settori’ economici del mercato, lo stato e un ‘terzo settore’, conviene identificarli attraverso i tipi di rapporti e trasferimenti che li costituiscono e che determinano le loro rispettive ‘razionalità’. Queste sono, infatti, le relazioni di scambio (razionalità di mercato), le tassazioni e allocazioni gerarchiche (razionalità di regolazione e pianificazione istituzionale), e i vari tipi di relazioni solidali: donazioni, reciprocità, commensalità, cooperazione (razionalità della solidarietà civile). In altri lavori ho proposto la distinzione tra economia di mercato, economia regolata ed economia solidale, che ritengo ancora più rigorosa.